Atalanta, pronto Palladino: "Vi racconto Raffaele. A Crotone ha scritto la storia"

Crotone, incrocio di destini. In Calabria hanno visto crescere – in ogni senso – Gian Piero Gasperini, Ivan Juric e Raffaele Palladino. In maglia pitagorica il passato ed il futuro della panchina dell’Atalanta sono stati l’uno tecnico e l’altro calciatore. Ma c’è di più.
Perché proprio Palladino (presentato dal sodalizio crotonese esattamente 10 anni fa, l’11 novembre 2015), esterno sinistro di scuola Juventus (che a Bergamo ha firmato il pareggio bianconero contro l’AlbinoLeffe il 18 novembre 2006, in serie B), ha messo la firma – trasformando il calcio di rigore contro il Modena (1-1 il 29 aprile 2016) – sulla storica promozione in serie A.
L’avventura del nuovo timoniere nerazzurro (pronto un accordo fino al 2027; manca solo l’ufficialità) davanti ai tifosi dell’“Ezio Scida” peraltro si è conclusa nel gennaio del 2017: ritorno al Genoa (dopo il triennio 2008-2011 con il Gasp, poi sostituito da Davide Ballardini) alla corte di chi? Di Juric.

Tre nomi tra corsi e ricorsi E un “Raffa” inedito che ci racconta Claudia Berlingeri, giornalista della “Gazzetta del Sud”.

DISPIACERE PER JURIC – “Premesso che la notizia dell’esonero di Juric mi lascia un autentico dispiacere. Il tecnico croato (che a Crotone è entrato nella storia per avere centrato la prima e storica promozione in Serie A) aveva portato idee chiare, intensità e un’identità coraggiosa, provando a rinnovare senza tradire lo spirito della Dea. Chiaramente quando non arrivano i risultati è sempre il tecnico a pagare per tutti. L’avventura, secondo me, si chiude troppo presto, con la sensazione che il progetto non abbia avuto il tempo necessario per sbocciare davvero”.

PALLADINO, PROFILO “PARTICOLARE” – “Scherzo del destino o solamente le tristi dinamiche nel fare la stessa professione, Ivan è stato rimpiazzato da Raffaele Palladino che a Crotone non è stato solo un giocatore di qualità, ma un punto di riferimento silenzioso, uno di quelli che lasciano un’impronta più profonda di quanto si dica. Il suo arrivo a Bergamo porta un profilo particolare, diverso dagli altri “allievi” del solco gasperiniano”.

RAFFA NELLA STORIA – “Con Crotone e con il Crotone ha un legame indelebile, visto che, giocando da novembre 2015 (con Juric come allenatore e Paro come compagno) a gennaio 2017, non solo ha contribuito alla prima e storica promozione nella massima serie (calciò lui il rigore del pareggio a Modena che il 29 aprile 2016 garantì la grandiosa quanto sorprendente promozione) ma è stato anche l’autore del primo gol del Crotone in Serie A”.

IL SUO “CREDO” – “Molte delle dinamiche che oggi vengono attribuite al “Palladino allenatore” le avevamo intraviste già allora: cura dei dettagli, rispetto ferreo dei ruoli, zero bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare”.

IL SUO “MODUS” – “Un aneddoto su tutti: nei momenti più duri, lui era quello che entrava nello spogliatoio e – invece di fare discorsi roboanti – si sedeva accanto al compagno in difficoltà e parlava a bassa voce. Ha sempre avuto un modo di prendersi responsabilità senza farlo pesare. E questo, a Bergamo, può diventare un valore enorme, perché si inserisce in un ambiente che chiede competenza, ordine e idee chiare”.

FLESSIBILE? ECCOME – “Sul piano tecnico, Palladino è un allenatore più flessibile di quanto si racconti: ha assorbito l’imprinting gasperiniano, certo, ma non è un epigono rigido. A Monza ha mostrato una capacità rara di modellare il sistema sui giocatori – non viceversa – e questo, dopo nove anni di Gasp, potrebbe rappresentare proprio quella variazione senza rottura che la società cerca. L’addio alla Fiorentina penso non lo abbia scalfito più di tanto visto che è stato lui a voler chiudere, non aggrappandosi mai ad un posto”.

LA SCELTA GIUSTA – “Quello che si vedrà a Bergamo, secondo il mio parere, sarà un tecnico moderno, molto più solido caratterialmente di quanto la sua immagine elegante lasci intendere, e soprattutto un uomo che vive il calcio con misura e lucidità. Non penso sarà un Gasperini-bis, e forse è il vero motivo per cui, oggi, la scelta potrebbe essere giusta”.

Federico Errante

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