Atalanta, otto gol e una rimonta sfiorata: il Frosinone strappa il 4-4 nel finale

Otto gol, continui colpi di scena e un finale che lascia l’amaro in bocca. Atalanta e Frosinone danno vita a una sfida ricca di emozioni alla New Balance Arena, ma al triplice fischio il tabellone recita 4-4. La squadra di Maurizio Sarri reagisce alle difficoltà, trova la forza di ribaltare più volte l’inerzia della gara, ma non riesce a difendere il vantaggio fino alla fine. A otto minuti dal termine, infatti, Aleksa Terzic gela il pubblico bergamasco e consegna ai ciociari un punto prezioso.

MONTAGNE RUSSE– L’avvio è da incubo per l’Atalanta. Bastano pochi secondi, infatti, perché il Frosinone trovi la via del gol: un errore in impostazione di Éderson spalanca la strada a Romano Schmid, freddo nel battere Carnesecchi e firmare lo 0-1. La Dea è costretta subito a inseguire, ma la reazione non tarda ad arrivare. Al 14’ Charles De Ketelaere inventa il passaggio giusto per Nikola Krstovic, che trova lo spazio per colpire e ristabilire la parità con una conclusione precisa. L’equilibrio, però, dura appena tre minuti. Il Frosinone torna a fare male sulla corsia destra grazie all’iniziativa di Ghedjemis, che crea i presupposti per il nuovo vantaggio ciociaro. Schmid si fa trovare ancora pronto e firma la doppietta personale: 1-2. La partita è una girandola di emozioni e l’Atalanta non ha intenzione di arrendersi. Al 33’ arriva l’episodio che riporta tutto in equilibrio: un tocco di braccio di Cittadini in area induce l’arbitro ad assegnare il calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Éderson, che si riscatta dopo l’errore iniziale e spiazza Palmisani per il 2-2. I nerazzurri prendono fiducia e cercano il sorpasso. De Ketelaere sfiora il gol con un colpo di tacco, ma il Frosinone riesce a salvarsi sulla linea. Nel finale di frazione, però, la pressione atalantina viene premiata: Zappacosta costruisce l’azione sulla destra e Krstovic, al 45’, trova la deviazione vincente che completa la rimonta. Si va al riposo sul 3-2.

LO SPETTACOLO CONTINUA– Chi si aspetta un secondo tempo più tranquillo deve ricredersi immediatamente. Al 48’ il Frosinone colpisce ancora: Ghedjemis si mette in evidenza e serve Giacomo Calò, che disegna una conclusione precisa e riporta il punteggio in parità. La risposta atalantina è immediata. Due minuti più tardi, De Ketelaere partecipa alla costruzione dell’azione che porta Eljif Elmas alla conclusione vincente. Il macedone non sbaglia e firma il 4-3, facendo esplodere nuovamente la New Balance Arena. La Dea prova a sfruttare l’inerzia favorevole per mettere al sicuro il risultato. Krstovic ha l’occasione per allungare ulteriormente, ma Calvani si oppone e tiene in partita il Frosinone. Anche Palmisani è chiamato a intervenire per negare la gioia del gol a Zalewski. La gara rimane apertissima. Da una parte l’Atalanta cerca la rete della sicurezza, dall’altra gli ospiti continuano a credere nella possibilità di strappare un risultato positivo. E proprio quando la squadra di Sarri sembra poter amministrare il vantaggio, arriva la doccia fredda. All’82’ il Frosinone trova il varco decisivo. Ghedjemis, autentico protagonista della manovra offensiva ciociara, mette a segno il suo terzo assist di giornata servendo Aleksa Terzic. Il giocatore non si lascia sfuggire l’occasione e spedisce il pallone in rete, firmando il 4-4. L’Atalanta vede così sfumare un successo che sembrava alla portata. Nel finale Carnesecchi è chiamato ancora a intervenire per evitare ulteriori sorprese, ma il risultato non cambia più. Otto gol e una partita spettacolare, dunque, ma il pareggio lascia sensazioni contrastanti. L’Atalanta dimostra carattere, rimonta e segna quattro reti, senza tuttavia riuscire a mettere in cassaforte il risultato. Il Frosinone, invece, si conferma capace di colpire nei momenti decisivi e porta a casa un punto prezioso. Per la Dea resta soprattutto il rammarico: dopo aver inseguito, rimontato e ritrovato per tre volte la strada del gol, il traguardo della vittoria sfuma a otto minuti dalla fine. E il 4-4 finale racconta tutta la distanza tra la voglia di vincere e la capacità di chiudere una partita.

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