Panchine e applausi. Una tradizione che si rinnova. L’edizione numero 33 del Memorial Mazza, grande “classico” dell’estate trevigliese (28 maggio-7 giugno), si apre nel segno di due tecnici del calibro di Raffaele Palladino e Alessio Delpiano. L’uno alla guida dell’Atalanta è il quarto nella storia nerazzurra a centrare l’Europa al primo tentativo (sarà Conference League), l’altro al timone dello Scanzorosciate ha portato i giallorossi ad uno storico ottavo posto in serie D dopo aver vinto il torneo d’ Eccellenza. In attesa di decifrare i rispettivi piani futuri, a “La Muratella” di Cologno, i due timonieri hanno ricevuto il premio “Panchina d’argento” ed il meritatissimo tributo dai 150 presenti.
“I premi individuali – ha esordito Palladino – vanno al singolo ma riconoscono il merito di una squadra. Questo, in particolare, lo voglio condividere con la società, la squadra e i tifosi e tutti coloro che ci sono stati e sono al nostro fianco. Oggi il percorso sembra scontato, in realtà non è stato semplice. Al mio arrivo era necessario ricreare quell’identità che si era un po’ persa. Nove anni su dieci in Europa, siamo orgogliosi di quanto realizzato quest’anno. Obiettivo raggiunto con una giornata d’anticipo quindi siamo felici nonostante sarebbe piaciuto a tutti essere più in alto. Questi colori erano nel mio destino, ho rifiutato tante offerte pur di arrivare a Bergamo perché sentivo che era la scelta giusta per me. Ho dato tutto all’Atalanta, vedremo cosa ci riserverà il futuro”.
“Non capita tutti i giorni di ricevere premi – ha sottolineato Delpiano –. Questo mi gratifica tantissimo perché questo non è un lavoro, è una passione. Il mio ringraziamento va a tutto lo Scanzo e un gruppo che ho avuto la fortuna di allenare. All’inizio l’idea era quella di diventare uno bravo, adesso mi sento normale e felice di essere tale anteponendo sempre la grande responsabilità che implica il ruolo in primis per l’abilità che bisogna avere per trasmettere valori. Mi sento orgogliosamente dilettante perché credo che ciascuno debba essere protagonista nella propria dimensione. Una dedica? A mister Foscarini. Lui non lo sa ma per me è sempre stato un modello molto importante. Cerco di rappresentarlo in tutto e per tutto”.
