Un approccio da mani nei capelli, una ripartenza analoga. A -7 da Roma e Como, con 12 punti ancora in palio, l’Atalanta dice addio alle speranze di Europa League e per cercare almeno il gettone continentale (Conference) è costretta a tifare Inter nella finale di Coppa Italia contro la Lazio. A Cagliari uno stop che non sorprende, neppure per le modalità. Spina staccata all’alba e riattaccata troppo tardi. In mezzo tanto su cui soffermarsi, soprattutto guardando al futuro. Il commento al 2-3 rimediato sull’isola è di Andrea Beretta, che condivide la passione nerazzurra con il fratello Simone.
REAZIONE MANCATA – “Dopo la sconfitta in Coppa Italia e qualche episodio sfortunato, era fondamentale reagire. Purtroppo, l’inizio e l’approccio sono stati sottotono, forse a causa di qualche difficoltà fisica rimasta dalla partita precedente. C’è stata anche l’illusione di aver recuperato. Un’altra doccia fredda all’inizio del secondo tempo ha rievocato gli incubi del primo tempo e il trend di prestazione di oggi, anche se l’Atalanta ci ha provato e riprovato”.
SENZA ENERGIE – “Dopo una lunga scalata, sembra che ci siamo fermati e non abbiamo più le energie per compiere l’ultimo miglio. La Conference League potrebbe essere l’ultimo obiettivo della stagione, anche se forse è meglio prendersi un anno sabbatico per poi puntare all’Europa, quella a cui siamo stati abituati negli ultimi anni e rivivere quelle emozioni magiche”.
GRAZIE MISTER – “Cerco sempre di essere ottimista e di sostenere la squadra, anche nei momenti difficili. Vorrei comunque rendere omaggio al lavoro di Palladino per la scalata e le notti indimenticabili che ci ha regalato anche quest’anno”.
