Aspettando la Dea. Arioli: "Serve una scossa. Ma dopo la tempesta Gasp..."

“Lazio, una mazzata. Da Cagliari l’Atalanta ha una sola via possibile. E i conti si fanno alla fine”. Emanuele Arioli, psicologo dello sport, analizza il momento dei nerazzurri che domani sera in Sardegna (ore 20.45) sono chiamati a lenire la delusione per aver fallito l’approdo alla finale di Coppa Italia.

BASTOS ALIBI – “Dal 2019 e da quel rigore non dato in finale per fallo di mano di Bastos al gol annullato ad Ederson c’è sempre la Lazio dall’altra parte. La rete del brasiliano era regolare visto che Krstovic lo serve quando Motta non ha ancora la mano sulla palla. Però l’Atalanta aveva i mezzi, prima e dopo la situazione incriminata, per evitare i rigori”.

MENTE E GAMBE – “Purtroppo la Dea in questa stagione ha evidenziato un problema lampante. Quando il match s’incanala negativamente, non si riesce ad uscire dal vortice invertendo gli eventi (apice il ribaltone subito in casa dal Bilbao). Si tratta di un fardello non da poco, dovuto evidentemente a tanti fattori. Non ultimo la scarsa incidenza dei subentrati. Si salva sempre il solito Pasalic, non basta. Mercoledì mi è piaciuto anche Raspadori, in antitesi a Bellanova. Ci si aspetta sempre una scossa dalla panchina, invece ultimamente anche in campo sono sempre quei pochi ad essere costanti”.

BICCHIERE MEZZO PIENO – “L’Atalanta, Bayern a parte, non ha mai sbagliato due partite consecutive. E questo può essere un dato a cui appigliarsi. Innegabile, al contempo, che manchino brillantezza, intensità, ritmo ed energie da ritrovare in fretta per uno sprint all’altezza. Anche perché adesso, per mettersi alle spalle una mazzata tremenda come l’eliminazione in Coppa Italia, la via è una sola: puntare al massimo nelle partite che restano. Non c’è altro, non ci sono neppure altri turni infrasettimanali a cui pensare. Come non bisogna focalizzarsi su che tipo di Europa si potrebbe affrontare o immaginare lo spettro di restare fuori dalle competizioni continentali. Testa libera, conti solo alla fine”.

PALLADINO, UN PLUS – “In campionato la media-punti parla per Palladino. Si è pagato un avvio deficitario del quale, tuttavia, le colpe non sono solo di Juric. Al quale, al contrario, vanno dati dei meriti senza pensare che si è trovato un organico costretto a ricominciare senza diversi elementi (Retegui e Ruggeri su tutti) e in un certo senso da ricostruire. A parte ciò, Raffaele è un tecnico che sa toccare le corde giuste quindi una reazione ci sarà. Speriamo già da Cagliari, un incontro delicatissimo nel quale i sardi, in casa loro e con la salvezza ad un passo, cercheranno di fare lo sgambetto approfittando proprio della fase non facile dei bergamaschi”.

LA TEMPESTA E LA QUIETE – “Un anno del genere si poteva mettere anche in preventivo. Qualcosa anche di fisiologico dopo 9 anni con Gasperini. Che, nella miglior accezione del termine, sono stati una tempesta visti i livelli a cui è stata portata l’Atalanta. Una sorta di quiete dunque sembrava per certi versi naturale. Ci sono squadre che, passati certi picchi, crollano verticalmente. I nerazzurri invece stanno reggendo l’urto in un’annata, a mio parere, che non si può definire negativa. Soprattutto, ribadisco, considerati il punto di partenza ed il pregresso”.

PALESTRA E BERNASCONI – “Mi dispiace che salti il duello sulla stessa fascia, uno contro l’altro, tra due amici, due figli di Zingonia e due ragazzi eccezionali che hanno tutto per fare una grandissima carriera. Per entrambi, specie in prospettiva, serve pazienza. Va dato, sia a Palestra sia a Bernasconi, il giusto tempo per crescere. Senza forzare o dare più responsabilità di quelle che devono avere”.

Federico Errante

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