Gian Piero Gasperini lascia la conferenza stampa e lo fa con gli occhi lucidi. Quando i ricordi non gli permettono di finire una frase, quando le parole si strozzano in gola pensando all’Atalanta e al match che, domani alle 20.45, lo vedrà per la seconda volta da avversario, al timone della Roma.
Stavolta all’Olimpico, in un momento delicatissimo vista la situazione interna dei giallorossi con le scintille tra il tecnico e Ranieri (e con i tifosi che sembrano schierati con il Gasp).
“L’anomalia dell’Atalanta è stata giocare per nove anni con le grandi d’Italia e d’Europa realizzando un utile di bilancio ad ogni stagione. Un qualcosa di straordinario non solo per merito mio, ma anche di una società capacissima di operare in sintonia con l’allenatore. A un certo punto questa sintonia un po’ perché è cambiata la proprietà , un po’ perché non c’era più Antonio Percassi a cui ero sicuramente più legato…”.
Un pensiero rimasto a metà, occhi e gestualità che valgono più di mille parole. E l’incontro con i media si chiude così. Con un momento che definire significativo pare d’usare un aggettivo perfino blando.
