Gabriele Perico non è solo un figlio d’arte piuttosto un ragazzo che, non solo per questioni di vivaio, ha sempre avuto l’Atalanta sulla pelle. Papà Eugenio ha fatto la storia, lui si è tolto diverse soddisfazioni nel settore giovanile, ha accarezzato l’idea di un ritorno in nerazzurro poi ha trovato nel Cagliari (avversario sabato alle 20.45 della squadra di Palladino alla New Balance Arena) non solo la via per debuttare ed imporsi in serie A, ma anche una terra e tante persone entrate nel cuore. Come l’indimenticabile Davide Astori.
Oggi “Lele” classe 1984, con la sua agenzia di comunicazione gestisce, tra gli altri, anche la Fondazione che porta il nome di uno dei suoi più grandi amici.
MENS SANA – “L’aspetto mentale è fondamentale. Lo abbiamo visto nella metamorfosi dell’Atalanta tra Verona e Chelsea. C’è anche da dire che i veneti hanno azzeccato la serata perfetta, baciata pure da episodi a favore. Vedi il rigore non ravvisato, da cui è scaturito il gol del 3-0. Il 2-1 avrebbe cambiato la fase finale del match. E, a conti fatti, con il Sassuolo non era stato molto diverso lo spartito. Penso ad esempio al salvataggio sulla linea di un difensore neroverde su conclusione a botta sicura di Lookman sullo 0-0.
SWITCH…ELSEA – “Il Chelsea ha vinto solo due partite nelle ultime sedici e ha trovato una super Atalanta. Nonostante ciò fino al pareggio si era visto un ottimo atteggiamento della squadra di Maresca che, una volta colpita da Scamacca, ha faticato. Poi, sempre per il vecchio adagio secondo cui a determinare sono gli episodi, ecco il tiro di De Ketelaere con doppia sporcatura e un Sanchez che avrebbe forse potuto fare meglio. Io però voto sempre l’equilibrio: niente depressione dopo Verona, niente euforia dopo il 2-1 ai Blues”
IL PESO DEL CAGLIARI – “L’avvio dei sardi era stato promettente, poi fase di difficoltà fino alla vittoria sulla Roma. Ma è una squadra organizzata a livello difensivo, che sa chiudersi e contro cui, non per nulla, hanno faticato Juventus e Napoli. Il Cagliari è un’avversaria fastidiosa che vive su ripartenze e calci piazzati, contro cui può essere determinante l’approccio. Il primo quarto di gara, se fatto come si deve, potrebbe mettere la strada in discesa”.
PALESTRA? KEEP CALM – “Ho avuto Palestra quando facevo parte del vivaio nerazzurro. Marco è un ragazzo straordinario, che ha qualità importanti ma che deve crescere ancora sul piano della personalità. Anche per questo ha pagato dazio nell’impatto con Gasperini. Ha l’età dalla sua, bisogna lasciargli il tempo di crescere, maturare e sbagliare. Inutile dare ascolto a radio mercato e andiamo cauti con le valutazioni sull’onda di qualche partita fatta bene. A maggio si potrà tirare la riga e tracciare un primo vero bilancio. Bernasconi? Altro elemento interessante che conosco bene e che ha fatto registrare una progressione esponenziale, ma ora si deve confermare”.
LELE E LA DEA – “La trafila a Zingonia è qualcosa di unico. Il legame con questi colori è assoluto e nasce da mio papà. Ho vinto la Coppa Italia 2002/2003 con la Primavera in cui c’erano Montolivo e Pazzini. Ma al momento del salto in Prima squadra non ero pronto. Inoltre avevo davanti a me calciatori del calibro di Bellini e Zenoni”
SOGNO SFUMATO – “Sarei potuto tornare nel 2010 (una volta chiusa l’esperienza con l’AlbinoLeffe in serie B, con cui aveva finito la sua miglior annata con 30 presenze e 6 gol ndr), c’era stato un contatto e con esso una speranza. Poi però il discorso non si è concretizzato e ho firmato con il Cagliari”.
UN’ISOLA DI GIOIE – “A Cagliari ho avuto la fortuna di vivere quattro anni indelebili. Ho esordito in A contro la Juventus, ho giocato la Coppa Italia con la fascia di capitano al braccio e ho vissuto tanti momenti splendidi. Una piazza che ricordo sempre con un piacere enorme anche per il feeling creato con persone che magari inizialmente faticano a trovare la giusta sintonia. Poi però una volta stabilita la connessione, si apre un mondo”
DAVIDE, PER SEMPRE – “Con Davide Astori e adesso con la sua famiglia c’è qualcosa di magico. Abbiamo vissuto insieme una fase pazzesca, nella quale ho conosciuto anche il suo rapporto particolare con i voli poiché, insieme, ne abbiamo presi tantissimi in extremis. Lui è sempre stato un ritardatario cronico, ogni tanto regalava qualche maglietta ai vari addetti e allora qualche corsia preferenziale c’era. Non era raro essere catapultati in extremis direttamente sotto la scaletta dell’aereo. Una volta si è superato, quando ha insistito per acquistare i biglietti. Arriviamo ai controlli ad Elmas, luce rossa per entrambi. Morale: aveva sbagliato la data. Di corsa al banco informazioni per capire come risolvere la situazione, erano rimasti solo due posti disponibili. Credo abbia pagato l’equivalente di un volo per New York, ma non ha voluto un centesimo. Davide era così. Originale, generoso, divertente. Insomma, unico”.
Federico Errante
