Aspettando la Dea. Valoti: "Atalanta ritrovata, ma occhio al Verona"

Ventuno gli anni di professionismo su e giù per lo Stivale tra serie A, B e C. Adesso però per Aladino Valoti, a 59 anni il calcio è solo una passione che resta viva grazie all’amore per i figli Mattia e Alessandro (tra loro, anagraficamente, c’è Benedetta), il primo alla Cremonese ed il secondo al Villa Valle.
Centrocampista prima, direttore sportivo poi tra AlbinoLeffe, Palermo e SudTirol per citarne alcune. Con il cuore sempre nerazzurro (con la Dea otto anni di settore giovanile ed esordio tra i professionisti nel 1985-86) e con un legame forte anche con il Verona (due stagioni, 1994-1996, e una promozione in serie A). Tocca a lui, nella privilegiata veste di doppio ex, presentare la sfida di domani sera (ore 20.45) al “Bentegodi”.

OCCHIO ALL’HELLAS – “Guardando la classifica, sembra una partita a senso unico. Ma non sarà così, sebbene l’Atalanta abbia trovato la sua strada anche grazie all’innegabile qualità della rosa. Il Verona, infatti, pur ultimo in classifica, ha raccolto meno di quanto ha fatto vedere sul campo. Gli scaligeri, a tratti, hanno anche espresso un buon gioco, talvolta però sono mancati in quei dettagli che possono cambiare le partite”.

ASCESA ATALANTA – “L’Atalanta stessa ha lasciato qualche punto di troppo, specie nella parte iniziale del suo cammino. Poi nelle ultime due partite della gestione Juric è parsa perfino svuotata ed irriconoscibile. Dall’altra parte è arrivata la bella prova di Marsiglia in Champions League. Ora la Dea è diversa, Palladino sta portando molto ma credo che la vera molla sia scattata all’interno dello spogliatoio. Ci sono obiettivi ed è tornato l’entusiasmo ovvero ciò che mancava nell’ultimo tratto della gestione precedente”.

DIFESA IMPERMEABILE – “Dopo il primo tempo di Napoli, tra Eintracht, Fiorentina e Genoa, l’Atalanta non ha più subito reti. Ho sempre pensato che le squadre si debbano costruire da dietro e che l’organizzazione difensiva sia un caposaldo di vitale importanza. Ecco perché il ritorno di un elemento esperto e carismatico come Kolasinac è basilare. Non è un elemento che sposta gli equilibri, ma la sua personalità aggiunge ulteriore ferocia e questo è un tratto tradizionalmente distintivo degli ultimi anni”.

TEMPISMO – “La società è stata brava a cambiare al momento giusto, correggendo il tiro affidandosi all’uomo giusto capace di proporre una tipologia di calcio che a Bergamo ha fatto la storia. Soprattutto perché l’avvio di Palladino ha rinvigorito la piazza e quel calore che spesso ha trascinato la squadra, mai mancato nemmeno neppure nelle situazioni più complesse, ha preso ancor più corpo”.

IL DOTTOR BROLIS E NON SOLO – “La mia carriera è stata per parecchio tempo fuori Bergamo. Ma io devo tutto all’Atalanta, al maestro Bonifacio e al dottor Brolis che poi mi ha portato a Piacenza. Oltre alla trafila nel vivaio, porterò sempre dentro di me l’esordio con Sonetti e la sfida a Maradona e al suo Napoli. I miei compagni erano Stromberg, Donadoni, Magrin, Cantarutti, Prandelli e capitan Eugenio Perico”.

LA PROMOZIONE CON IL VERONA – “In Veneto due anni meravigliosi. Il secondo culminato con una promozione cercata, programmata e ottenuta. Con Attilio Perotti in panchina, bomber De Vitis, ma anche con il tecnico del Torino Marco Baroni e quello della Fiorentina Paolo Vanoli in difesa, Damiano Tommasi, Massimo Ficcadenti, Marco Di Vaio, Fabrizio Cammarata, Nicola Zanini e tanti altri”.

Federico Errante

(photocredits: tifosipalermo.it)
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