“Caro calcio, io ti saluto. Ho deciso di smettere”. Inizia così la lettera aperta di Mattia Caldara, lettera pubblicata sui social e indirizzata alla sua grande passione, il calcio, a cui ha deciso di dare l’addio ufficiale. Il difensore bergamasco,classe 1994, cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, si è dovuto arrendere all’ennesima diagnosi negativa. La sua carriera, infatti, che avrebbe potuto essere ben più luminosa, è stata costellata dagli infortuni, il più grave, la rottura del legamento crociato, ma da li (era il 2018) non ha più conosciuto pace. “Sono stati mesi difficili. E non parlo solo di questa scelta, ma di molto altro. Parlo di quella che è stata la mia vita da quando il mio ginocchio si è rotto…Sono crollato. Prima fisicamente, poi mentalmente. Ero nel punto più alto della mia carriera, poi in pochi secondi è cambiato tutto. Con il tempo sono stato meglio, ma non sono mai stato bene. Mai più. Non sono più riuscito a tornare a essere quel Caldara. Ci ho provato, ma non era più possibile. Questa rincorsa a un’illusione mi ha logorato”. Parla a cuore aperto Mattia, ricordando passo passo la sua carriera, dall’esordio in Serie A con l’Atalanta alla cessione alla Juventus prima e al Milan poi. E al buio, quello arrivato con il primo grave infortunio e mai diradatosi. Un buio che si è portato dentro contaminando però tutto quelle che c’era attorno a lui. “Non riuscivo più a camminare per strada a testa alta. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo. Leggerezza e spensieratezza non facevano più parte di me. E quando vivi situazioni simili, non fai del male solo a te, ma anche alle persone vicine a te. Le spegni. Le contamini con il tuo malessere. Smettono di stare bene. E la responsabilità è la tua”.
La carriera di uno sportivo è fatta di tante cose, non basta solo il talento, l’applicazione, la fatica, il sacrificio e il coraggio. Serve anche un pizzico di buona sorte che speriamo Mattia possa ritrovare nel suo futuro prossimo.
(photocredits Mattia Caldara on Instagram)
