La Curva Pisani in rapida successione al fischio finale: sciarpata, coro per esortare a tirare fuori gli attributi e un altro d’incitamento. In mezzo ai fischi, il cuore della tifoseria mostra tre lati della stessa medaglia. Perché l’Atalanta “formato Champions” sembra già un lontano ricordo. Anzi pare essere rimasta in Francia. Il colpaccio al Velodrome di mercoledì viene depotenziato immediatamente con la figuraccia interna con il Sassuolo. Si auspicava finalmente costanza, “Questa è importante” recitava uno striscione in Curva Morosini. Invece le belle intenzioni sono rimaste solo una debole idea (e di quanti? Verrebbe da domandarsi).
I nerazzurri tornano a replicare la deprimente prova di Udine facendo perfino peggio proprio per le dimensioni del risultato (0-3): giocatori su ritmi compassati, abulici, senza idee, senz’anima e con elementi (Ederson, per citarne uno, la cui gara dura solo un tempo) lontani parenti rispetto a quelli che eravamo abituati ad apprezzare. Adesso urge un deciso cambio di rotta. La sosta per gli impegni delle nazionali a questo punto potrebbe diventare provvidenziale. Per riflettere e prendere decisioni per dare uno scossone. Prima che sia troppo tardi. Oltretutto con un bilancio deprimente: sole due vittorie su 11 in campionato.
Il lunch match della New Balance Arena sembra anche iniziare sotto discreti auspici quando Idzes (9′) ci mette la faccia – nel vero senso della parola – per salvare su una conclusione di Lookman (al gettone numero 100 in A) che ha trovato nel difensore l’ultimo baluardo. Però è solo un fuoco di paglia. Perché alla prima sortita il Sassuolo fa male: sbaglia Hien, Pinamonti lo brucia, vince il contrasto con Ahanor e Carnesecchi lo atterra. Dal dischetto (29′) Berardi non sbaglia per la 14ma volta di fila. Due sussulti nerazzurri (con Zappacosta la cui conclusione è rimpallata da Krstovic; con un colpo di testa largo di Pasalic) prima che Fadera, in contropiede, manchi il bis neroverde. Appuntamento solo rimandato all’alba della ripresa quando Berardi fugge sulla destra e serve Pinamonti che con l’interno destro va a bersaglio. Le gambe dei bergamaschi sono tagliate, Lookman prova a dare un segnale come Krstovic (prima di lasciare il posto a Scamacca), ma sono gli ospiti ad approfittare di una squadra allo sbando. Visto che Berardi taglia la difesa come una lama nel burro e al 65′ firma il tris nonché il suo sigillo numero 152 con la maglia del Sassuolo. Giù il sipario se non per qualche situazione estemporanea (tiro di Zalewski al minuto 85) e tanta, troppa frustrazione.
Il punto più basso degli ultimi dieci anni? Sì. Paragoni con il passato? Lasciamo stare. Quello che serve d’ora in poi? Lo ha già spiegato chiaramente la Curva.
Tra i 22mila accorsi, sulla spinta della “notte europea”, anche Gianluca Tognoli con il figlio Andrea, tifoso atalantino e giocatore dell’Orio
PRANZO INDIGESTO – “Una brutta figura, un pranzo indigesto. Poi il calcio è fatto di situazioni. Fosse entrata la palla di Lookman sulla quale il difensore ha salvato con il volto magari sarebbe cambiato tutto o forse no. Con i se e con i ma però non si va da nessuna parte”
TUTTO OPINABILE – “Si dice che gli assenti abbiano sempre ragione. Eppure qualche cambio rispetto a Marsiglia magari sarebbe stato opportuno. Magari subito Scamacca e Zalewski per Krstovic e un esterno? Cdk in panca e Samardzic spesso accentrato alla ricerca della miglior posizione? Possiamo pensare tutto e il contrario di tutto. Però lasciare fuori anche oggi uno come Brescianini….”
E ORA? – “Non tutte le colpe sono di Juric, sia chiaro. Ma ora diventa difficile capire il confine tra quel pizzico di malasorte quando tutto gira male o la figura inadeguata per questi livelli visto che il suo passato ha espresso i passaggi migliori – Verona e Torino – in due realtà nemmeno paragonabili all’Atalanta di questi anni. Restano tante perplessità, quello che abbiamo visto oggi non è accettabile. Vedremo se e quando accadrà qualcosa”.
Federico Errante
