Aspettando la Dea. Perrone: "Atalanta nel cuore, come il gol alla Juve nel 2-1 del 1993"

Era il 7 febbraio 1993, da una parte Lippi, dall’altra Trapattoni. L’Atalanta non batteva la Juventus a Bergamo da 30 anni. Ma contro i bianconeri delle “cinque stelle” con Platt, Baggio, Vialli, Casiraghi e del nerazzurro mancato Moeller ecco il 2-1 targato Carlo Perrone-Maurizio Ganz. Un’intesa totale in una squadra con Paolo Montero perno della difesa e Alemao a dettare legge in mezzo al campo. Per Perrone, indimenticabile il suo destro sotto la traversa a battere Peruzzi, quattro anni con la Dea, la soddisfazione di un’avventura in Coppa Uefa 1990-91 arrivata ai quarti di finale (0-2 fatale a San Siro con l’Inter), 115 presenze e 15 reti tra il 1990 ed il 1994. Ma soprattutto un’eleganza, dentro e fuori dal campo, che gli ha fatto guadagnare un posto speciale nel cuore dei tifosi. Chi meglio di lui per far aprire il sipario sulla sfida che domani sera (ore 20.45 alla News Balance Arena) potrebbe incidere non poco sui destini europei.

DEA DI NUOVO IN “PALLA” – “Le due vittorie a cavallo della sosta con Verona e Lecce hanno ribadito che l’Atalanta c’è. E la sosta, alla luce della condizione mostrata in Puglia, pare essersi rivelata provvidenziale. Palladino sta facendo un figurone perché, al netto dei “marziani” del Bayern Monaco in Champions e di qualche scivolone che si può anche preventivare quando si è in rincorsa costante, e adesso arriva il bello. Raffaele ha dato la scossa, ha restituito l’identità che si stava smarrendo perciò ritengo che qualche passo falso si possa anche perdonare”.

CHAMPIONS? COPPA ITALIA – “Il terreno perso all’inizio è stato troppo. La corsa sarebbe su troppe avversarie per il discorso Champions. Al contrario la Coppa Italia sarebbe la via migliore per raggiungere l’Europa League. La semifinale di ritorno con la Lazio è la partita che può valere una stagione, a prescindere da quello che sarebbe lo scoglio in finale, se Inter e Como ossia due formazioni in orbita top 4″

JUVE, QUELL’ATTACCO … – “Come il Milan, anche la Juventus ha totalmente toppato la prima punta. I rossoneri hanno provato ad adattare Leao facendogli smarrire gran parte della verve garantita largo a sinistra, i bianconeri senza Vlahovic – per il quale, colpa ancor più grave, non si è trovata un’alternativa credibile- sono privi del terminale ideale per finalizzare la grande quantità di gioco che producono. Anche perché Spalletti ha ridato la giusta mentalità sebbene in difesa qualche amnesia, con o senza Bremer, è costata cara. E non ci sarà un elemento preziosissimo come McKennie“.

PORTIERI AGLI OPPOSTI –Carnesecchi è in ascesa esponenziale ed è in grado da tempo di dare grande sicurezza a tutto il reparto. Senza Donnarumma davanti, il posto in Nazionale sarebbe il suo senza discussioni. Sul fronte avversario è un nodo da inizio percorso. Prima Di Gregorio, poi Perin e ora di nuovo l’ex Monza dopo l’infortunio di Mattia. Vero, ha ripreso morale dopo il rigore parato nella sfida con il Genoa ma la Juve ha bisogno di punti fermi”.

AMARCORD – “Quel 2-1 ha avuto il sapore della consacrazione. La Juve delle “cinque stelle”, che arrivava a Bergamo con il vento in poppa e che invece siamo riusciti a fermare. Prima rete: assist di Ganz e gol mio; raddoppio: assist mio e gol di Maurizio. Sono stati anni importanti, in Europa eravamo la provinciale tifata da tutta Italia”.

IL RITORNO ALLO STADIO –Fulvio Simonini ed io siamo tornati insieme allo stadio in occasione di Italia-Irlanda del Nord e contavamo gli anni trascorsi dai rispettivi debutti nell’impianto, 50 i suoi e 32 i miei. Adesso la “New Balance Arena” è uno spettacolo. I tifosi invece lo sono sempre stati. Dopo gli anni a Bari non avrei mai pensato di trovare tanto calore e tanta passione. Invece ho trovato sostegno e tantissima competenza oltre ad un affetto enorme che non si poteva che ricambiare. A Bergamo, oltretutto, è nato anche Francesco, il mio terzo figlio. Per me dunque questo ambiente è stato casa in una maniera veramente speciale”.

Federico Errante

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