Dortmund non è soltanto Josip Ilicic, ma anche il “Bortolotti”. La prima edizione dello storico trofeo, infatti, datata 1992 aveva visto l’Atalanta vincere il triangolare – ripreso in diretta dalle telecamere Rai e commentato da Bruno Pizzul – superando 1-0 prima la Juventus con rete di Lamberto Piovanelli e poi il Borussia (l’avversario di domani alle 18.45 alla New Balance Arena), con lo stesso punteggio, grazie ad un gol di un Mirco Poloni non ancora maggiorenne. Centrocampista classe 1974, tutto cuore e grinta, prodotto del vivaio, è stato decisivo per il trionfo nel Torneo di Viareggio sbloccando la finale-bis con il Milan (di Salvi il 2-0). Dallo scudetto con la Primavera di Cesare Prandelli agli incroci con Alessandro Del Piero passando per fotogrammi di un calcio che, purtroppo, non c’è più.
LA “CHIAMATA” – “All’epoca facevo parte della Primavera. Il campionato era appena finito, con Stromberg al passo d’addio e Paolo Montero primo tassello nella nuova Atalanta. Con Antonio Percassi presidente e Bruno Giorgi in panchina. La scelta della società è stata quella di aggregare il sottoscritto ed Alessio Tacchinardi. Una telefonata a casa mi annunciava di farmi trovare all’Hotel San Marco, sede del ritiro, verso l’ora di pranzo. Una chiamata totalmente inaspettata, figuriamoci i 45′ da titolare ed il gol. Segnare nella prima edizione del Trofeo Bortolotti, fortemente voluto da papà Achille per ricordare suo figlio Cesare, è stato qualcosa di indimenticabile”
LIPPI ED IL DERBY – “L’anno successivo sono rimasto in orbita prima squadra. Marcello Lippi mi buttò nella mischia insieme a Federico Pisani nel giorno della sconfitta di Brescia con doppietta di Raducioiu ma soprattutto di quegli incidenti che innescarono la miccia definitiva per accendere la rivalità. Successe di tutto quel giorno anche perché a loro servivano i punti salvezza, noi avevamo ancora qualche speranza della qualificazione in Coppa Uefa”.
LA “COPPA CARNEVALE” E LO SCUDETTO – “All’epoca il Torneo di Viareggio si attendeva per un’intera stagione anche perché si trattava della miglior vetrina possibile. C’erano tutti i migliori nelle loro squadre. Con l’Atalanta arriviamo in finale contro il Milan: 0-0 il lunedì e parità che resta anche al termine dei supplementari. Il regolamento prevedeva la ripetizione della gara il mercoledì: 2-0 per noi con rete mia e raddoppio di Salvi in una stagione che ci avrebbe visto vincere anche lo scudetto ai danni della Lazio di Nesta e Di Vaio, 3-0 al Flaminio e anche al ritorno a Bergamo, allo stadio”.
DEL PIERO E MORFEO – “In quel Viareggio c’era Alessandro Del Piero nel Padova. Poco dopo saremmo stati compagni di squadra nel Mondiale Under 17 con l’Italia. Aveva già le doti del fuoriclasse sebbene giocasse da prima punta. Ma il più forte di tutti per distacco era Domenico Morfeo, qualcosa di sensazionale. Un talento purissimo come ne ho visti pochi nella mia carriera”.
MISSION POSSIBLE – “L’Atalanta può ribaltare lo 0-2 di Dortmund poi queste partite sono strane, possono vivere anche su episodi che ne accentuano l’imprevedibilità. Il Borussia è fortissimo, i nerazzurri però stanno bene e il 2-1 al Napoli ha galvanizzato l’ambiente. Certo, sarebbe stato ideale sfruttare, con un po’ più di cattiveria agonistica, quel momento favorevole nel match d’andata per tentare di dimezzare. Però anche non aver subito un passivo peggiore con 45′ da giocare ha avuto la sua importanza”.
IN CORSA SU TRE FRONTI – “Con l’Inter, i bergamaschi sono i soli ancora in corsa su tre fronti. Non per niente reputo i milanesi gli unici superiori sul piano dei singoli in organico. In Europa può succedere di tutto, ma il treno Champions è stato ripreso e la Coppa Italia è un obiettivo alla portata. Non solo perché in semifinale c’è una Lazio che sta affrontando tante problematiche, ma anche perché la finale secca lascia aperta ogni soluzione. La Dea ora è una mina vagante”.
PASALIC L’UOMO IN PIU’ – “Uno come Mario Pasalic è la fortuna di ogni allenatore e per qualunque ambiente. Non per il gol al Napoli, ma per la duttilità, l’esperienza, l’eleganza fuori e dentro il campo e una capacità di rendimento che ha pochi eguali. Lui può essere determinante nel finale di stagione”.
Federico Errante
