Aspettando la Dea. Delprato: "Mio figlio Enrico, capitano vero. Con l'Atalanta sfida sempre speciale"

Di padre in figlio. Da capitano a capitano. Papà Ivan è stato per anni la guida per il centrocampo dell’AlbinoLeffe la cui “favola” andò a lambire la serie A nel giugno del 2008 (sconfitta nella finale play-off contro il Lecce), Enrico è il simbolo del Parma passato da Pecchia a Cuesta ma sempre col difensore bergamasco come leader. Per i Delprato, cresciuti entrambi nel vivaio dell’Atalanta, la sfida di domenica alle 15 alla New Balance Arena è qualcosa che va oltre. Ed è proprio Ivan, oggi tecnico della Castellanzese (serie D) dopo il quadriennio alla Virtus Ciserano Bergamo, a regalare un prologo dal sapore particolare.

FASCIA DUCALE – “Enrico con la fascia al braccio a soli 23 anni è un orgoglio. Anche perché ha ricevuto l’investitura nell’anno successivo alla presenza in spogliatoio di Gianluigi Buffon e del “Mudo” Vazquez. Certo, era già stato capitano nelle giovanili dell’Atalanta e nelle varie categorie compresa una Primavera in cui giocava sotto età. La stoffa c’è da tempo, vederlo in serie A chiaro che faccia un effetto diverso. Ed è perciò ancor più importante che continui a mantenere il profilo basso come ha sempre fatto”.

TUTTE LE STRADE (NON) PORTANO ALLA DEA – “Concluso il vivaio, è stato mandato a farsi le ossa a Reggio Calabria e a Livorno, due situazioni non facili e in due ambienti tanto caldi quanto formativi. Di rientro dal secondo prestito sembrava destinato a giocarsi una chance in nerazzurro, invece si è preferito girarlo in B per farlo giocare a Parma. Ed è stata la scelta giusta anche perché ha vinto il campionato”.

DA PECCHIA A CUESTA – “Con Pecchia il Parma era molto propositivo e dunque si esponeva maggiormente agli avversari. Cuesta, sebbene sia spagnolo, gioca molto all’italiana curando con grande attenzione la fase difensiva e preferendo agire, il più delle volte, in ripartenza. La classifica sembra discreta, ma non bisogna mai calare la soglia d’attenzione in un campionato del genere. Dove, come ha insegnato il Pisa con l’Atalanta, anche chi è in coda rimane vivo”.

TRA PISA E BILBAO – “A Pisa non è mai facile giocare. In casa i toscani hanno fatto sudare tutti anche perchè, sospinti da un pubblico molto caldo, riescono talvolta a tenere botta. Con il Bilbao, invece, è stata la dimostrazione che non ci si può distrarre neppure per un attimo. L’Atalanta stava dominando, ha sfiorato più volte il raddoppio. Poi qualche secondo di sbandamento ed è cambiato tutto”.

RECUPERO ENERGIE – “In quattro giorni è indispensabile recuperare il più possibile le energie nervose. Concludere con un successo il mercoledì in Champions avrebbe semplificato tutto, adesso non si può sbagliare con il Parma anche perché poi c’è la sfida decisiva con l’Union. E gli emiliani sono la conferma di quanto, ultimamente, si sia alzato anche il livello delle squadre medie che ora vanno affrontate a tutta per evitare di fermarsi. Come era già successo all’andata al Tardini (1-1 ndr). Poi vedremo anche le scelte di formazione vista l’abbondanza davanti e dietro sebbene in mezzo si sia un po’ carenti in fatto di soluzioni alternative”.

ARMA KRSTOVIC – “L’Atalanta è in corsa su tre fronti e non è facile la gestione per Palladino, tecnico bravo e scaltro a tutto tondo, dal campo alla comunicazione. Al contempo i due gol di fila di Krstovic confermano quanto l’attaccante sia una risorsa su cui poter contare non solo a match in corso. Darà ancora tanto”.

IVAN ED ENRICO – “Il confronto con l’Atalanta non è per me e neppure per lui uno dei tanti. Lui come me è cresciuto nel settore giovanile, sente molto il match nonostante sappia sempre mantenere quell’equilibrio che ne ha sempre contrassegnato il percorso. Un incrocio molto stimolante, nel quale tiene a fare bene prima di tutto per il Parma, un contesto ideale nel quale si trova veramente a meraviglia”.

EUROPA NERAZZURRA? POSSIBILE – “A prescindere da come andrà in Champions, è più fattibile un piazzamento tra Europa League e Conference per quest’anno. Anche perché le quattro-cinque davanti viaggiano spedite. E c’è anche il Como che non dà segni di cedimento. Ma un piazzamento per una manifestazione continentale resterebbe comunque un gran risultato. Specie dopo nove anni di gestione Gasperini, che ha portato l’Atalanta ad una dimensione straordinaria”.

Federico Errante

(foto pagina Facebook Castellanzese)
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