Aspettando la Dea. Messi: "Con il Bilbao come con il Chelsea. E i ragazzi della Curva..."

Il cognome Messi associato al calcio è un qualcosa che più naturale non si può. A Bergamo invece tale processo si deve fare con il pugilato. Leo da una parte, Luca dall’altra accomunati da una lontana parentela che affonda le radici nella zona di Recanati e primo argomento di conversazione nell’incontro tra i due, avvenuto nel 2014 a Milano. Se Lionel è un qualcosa di unico con il pallone tra i piedi, il campione di Ponte San Pietro a suo modo è lo stesso per una carriera che – 21 anni fa, il 13 agosto 2005 – lo ha portato a vivere l’apice nel match mondiale dei superwelter a Chicago contro il messicano Alejandro Garcia. Eppure, lungo il suo percorso, il “Bergamo Bomber” (soprannome che gli diede il mitico Don King, manager anche di Mike Tyson), ha sempre avuto il nerazzurro ad accompagnarlo. Negli incontri più importanti, infatti, una nutrita rappresentanza della Curva Nord ha sempre fatto da colonna sonora, oggi – tra un impegno e l’altro – un caffè al “Baretto” non manca mai. E in vista dell’impegno di Champions League di domani sera (ore 21 New Balance Arena) dell’Atalanta con l’ Athletic Bilbao la fiducia è totale.

EFFETTO CHAMPIONS – “L’Atalanta è padrona del suo destino dunque la sfida con gli spagnoli è un’occasione troppo ghiotta per sbagliare. Il pareggio di Pisa ha lasciato tanto amaro in bocca, ma l’effetto Champions è qualcosa di straordinario. Oltretutto nella cornice della New Balance Arena, dove sono caduti anche i campioni del mondo del Chelsea”.

QUALIFICAZIONE DIRETTA? OH, YES – “L’Athletic Bilbao è una squadra molto temibile sebbene non stia vivendo un gran momento nemmeno in Liga. Ma si gioca le ultime carte per essere nelle 24 perciò bisognerà stare attentissimi. Però la Dea, tra la sfida interna con i baschi e quella in casa dell’Union ha alla portata una strepitosa qualificazione diretta. Ed è consapevole d’avere il destino nelle sue mani, forte anche di uno “storico” che parla chiaro, che dà fiducia e molta autostima”.

CON LA TESTA “GIUSTA” – “La mia esperienza di pugile mi dice che quando affrontavo avversari meno di grido tante volte faticavo a trovare stimoli che poi ero costretto a ricercare per evitare figuracce. Quelle motivazioni che, invece, pur magari uscendo sconfitto, arrivavano in automatico con i campioni. Il mio è uno sport individuale dunque tutto dipende da una persona singola ergo può essere più semplice raddrizzare la barra. In un contesto di squadra magari basta un trend o un focus non esattamente al top di due o tre che si innesca un piccolo vortice. Verona, Genoa seppur vinta al 94′ e Pisa sono tre facce della stessa medaglia, al contrario di match come Chelsea o Roma, ad esempio. Sta tutto nella testa”.

COPPA ITALIA –Raspadori non ci sarà in queste due gare, ma è un acquisto che dice molto circa la voglia della società di rivedere in alto l’Atalanta. Un motivo in più per provare a vincere la Coppa Italia. Che, oltre ad essere una strada alternativa per rimanere in Europa, potrebbe colmare un vuoto in bacheca dopo la serie negativa delle finali”.

LA CURVA – “Raccogliere l’applauso dei tifosi esibendo le cinture è sempre stata un’emozione incredibile. E’accaduto due volte di essere omaggiato dalla società dopo aver conquistato dei titoli ed è un qualcosa che mi porterò sempre dentro. Con i ragazzi peraltro c’è un rapporto da tantissimo tempo. Qualcuno veniva ad allenarsi in palestra quando la Bergamo Boxe era nei pressi del Lazzaretto cosi capitava, quando combattevo, d’avere spesso un grandissimo supporto. E il 25 aprile 2015 nell’ultimo match con Grassellini all’Italcementi sono salito sul ring con la maglia dell’Atalanta. Come senso d’appartenenza ad un territorio, ma anche per ringraziare per il sostegno che ho sempre avuto da quando sono passato professionista a quando sono sceso da quadrato”.

CI VUOLE … PEPE – “Nel 2009 sono sceso in campo, proprio all’allora “Atleti Azzurri d’Italia” con la Nazionale Artisti contro gli azzurri per una sfida benefica. Mi marcava l’ex juventino Simone Pepe che faticava. Ad un certo punto esclama: “Messi, cosa continui a correre?”. Io lo guardo e, consapevole di non avere tecnica , gli ho risposto: “Non so fare altro”. E ci siamo messi a ridere”.

Federico Errante

 

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