La cultura del lavoro. Rolando Bianchi, 43 anni il prossimo 15 febbraio, da sempre è uno che non trascura i dettagli. Certosino in termini di preparazione, immagine e comunicazione. Attaccante di razza in campo, abnegazione allo stato puro in ogni sfumatura del percorso fuori. Bomber da oltre 100 gol tra i professionisti, il 69mo ed il 70 contro l’Atalanta nel 5-1 del Torino a Bergamo il 30 settembre 2012, un doppio sigillo che lo avrebbe fatto entrare nella top ten dei migliori marcatori granata di tutti i tempi. In nerazzurro la crescita, il debutto in serie A contro la Juventus, il ritorno prima da giocatore e poi come tecnico nel vivaio. In mezzo Cagliari, Reggina, Manchester City, Lazio, Bologna, Maiorca, Perugia e Pro Vercelli. Proprio con il club piemontese diventa vice di Paolo Cannavaro fino alle dimissioni di entrambi a fine novembre 2024. Rolly, allenatore Uefa Pro (il grado massimo per un tecnico), è commentatore ed opinionista per Radio TV Serie A.
LO SWITCH DI PALLADINO – “Il cambio di passo con Raffaele Palladino, allenatore che conosco benissimo, è giunto prima di tutto sotto il profilo mentale. Se Ivan Juric si è trovato a gestire il complicatissimo post-Gasperini, impresa che sarebbe stata ardua per chiunque, lui ha saputo ricreare la giusta mentalità che era venuta a mancare nella prima parte di stagione. Con la sua immagine, la sua presenza, il modo di fare e di porsi è decisamente un profilo che calza a pennello per la Dea”.
IL “MOMENTO GIUSTO” – “Qualche accorgimento tattico unito alla capacità di motivare adeguatamente qualche uomo-chiave ha ricreato un certo tipo di alchimia. Lookman già in progresso è stato recuperato, idem Scamacca che speriamo resti fuori non per molto. Lo stesso Krstovic, che reputo attaccante vero, forte, con qualità e che se non andrà in doppia cifra vi arriverà molto vicino, ha confermato a Bologna d’essere elemento ampiamente all’altezza di una squadra completa. Che, a livello di organico, è subito dietro le grandi”
FILOTTO, WHY NOT – “Con o senza Scamacca l’Atalanta, dopo Roma e Bologna, può avere il calendario dalla sua parte. Con Torino, Pisa e Parma ha tre occasioni importanti per proseguire la risalita. Anche perché sopra stanno viaggiando forte e, se si vuole ambire ad un piazzamento europeo, questi impegni vanno fatti fruttare il più possibile. Anche se saranno tre gare complesse, con avversarie molto differenti tra loro. Il Torino va a corrente alternata e non riesce a garantirsi la giusta continuità, il Pisa gioca benino ma manca di un finalizzatore mentre il Parma, che fa della fase difensiva il punto di forza, è sempre difficile da affrontare perché si chiude e riparte”
TORO AD INTERMITTENZA – “Zapata è un giocatore indispensabile. Magari la condizione fisica non è sempre ottimale, ci sono alternative, eppure il colombiano per presenza può far reparto da solo. La difesa talvolta è troppo disordinata e il passaggio al 3-5-2 obbliga a determinate caratteristiche che questa squadra, probabilmente, non ha nel dna. Troppi alti e bassi fin qui che andrebbero limati, qualche lacuna caratteriale e poca attitudine ad incamerare punti preziosi nelle classiche partite sporche. I granata, se in giornata, restano comunque un cliente scomodo che va affrontato al massimo”.
AMARCORD DEA… – “Atalanta per me significa gratitudine. Sul piano umano ancor prima che su quello sportivo. Un ambiente educativo e formativo nel quale ho avuto la fortuna d’incontrare allenatori veri, ma soprattutto figure di spessore. Da Favini a Finardi, da Bonaccorso a Bonifacio, da Perico a Fusi. Ciascuno mi ha lasciato moltissimo e mi ha preparato all’esordio in prima squadra con Vavassori”.
… AMARCORD TORO – “Essere entrato nella storia del Torino è un orgoglio assoluto. E la doppietta, proprio a Bergamo, mi ha fatto entrare nella top ten dei bomber di sempre. La mia esultanza creò polemica? Incomprensibile. Non condivido la scelta di chi non gioisce, è una mancanza di rispetto verso la realtà che si sta vivendo. Anche perché sotto la Mole sono stati cinque anni indimenticabili. Un ricordo indelebile è anche il colore del cielo prima che iniziasse la mia ultima partita con quella maglia (il 19 maggio 2013 con gol nel 2-2 contro il Catania ndr). Una tonalità profonda, come il mio legame con la piazza”.
UN FUTURO DA SCRIVERE – “Ho conseguito tutti i patentini da allenatore. Ho maturato esperienze importanti prima con l’Atalanta e poi con la Pro Vercelli. Ora mi sento pronto per camminare con le mie gambe. Nel frattempo continuo a studiare e ad aggiornarmi. E lo faccio anche in veste di commentatore, un qualcosa che mi appassiona e mi diverte”.
Federico Errante
