Pur con alti e bassi e quasi costantemente sulle montagne russe di una serie C sempre imprevedibile, il bicchiere può e dev’essere mezzo pieno. Nei 12 mesi del terzo campionato nazionale, a cavallo tra due tornei, Atalanta Under 23 e AlbinoLeffe possono archiviare il 2025 sotto il segno più. Con dei distinguo, con delle letture più attente nelle pieghe dei rispettivi cammini, ma comunque con il sorriso.
Il derby dello scorso anno al primo turno dei play-off (3-1 per i nerazzurri) aveva posto fine ad un cammino bluceleste capace di spingersi fino al quarto posto in regular season (con 60 punti come il Renate, a +3 su Giana Erminio, Trento e Atalanta) incastonando un percorso globalmente da applausi pur senza il colpo di coda contro i cugini. Un qualcosa che sarebbe stato visto, a prescindere dal seguito, come la proverbiale ciliegina sulla torta. Il 7 maggio, ad aprire le danze e ad illudere i seriani, ci aveva pensato Zoma (a cui avevano risposto Vlahovic, Ceresoli e Vavassori) poi ceduto al Norimberga in un’estate con tante novità ma con la conferma – meritatissima – del tecnico Giovanni Lopez. Eppure l’avvio di questa stagione sta mettendo in luce una versione differente. Le tre vittorie in sette giorni a settembre (Cittadella, Pro Patria e Novara) anziché detonare, hanno paradossalmente fatto tirare il freno a mano. Nelle dodici gare successive, infatti, due sole affermazioni entrambe in quel di Zanica: 2-1 sulla Virtus Verona e 2-0 sull’Alcione Milano il 20 dicembre, provvidenziale per rasserenare gli animi sotto l’albero. Tre punti che sanno di liberazione, che hanno evitato la zona play-out ma che obbligano sempre e comunque a tenere le antenne dritte in un girone A che nella pancia della classifica vede sette compagini in tre punti.
Cambiamenti importanti sul fronte Atalanta. Passata dalla gestione Modesto a quella di Salvatore Bocchetti, dal girone A al C ovvero quello del sud sinonimo di ambienti infuocati e gradi di difficoltà ulteriormente elevato. Perché se l’avventura play-off si era fermata al cospetto dell’Audace Cerignola nei quarti di finale, la ripartenza ha mostrato tutte le fisiologiche difficoltà di un gruppo giovane per antonomasia e destinato, almeno nei piani, a foraggiare in prospettiva la prima squadra. Difficoltà che si sono palesate anche da novembre ad oggi con un ruolino che, in nove match, Coppa Italia compresa (1-5 a Vercelli), ha visto solamente due successi (con l’Audace proprio a Cerignola, 4-2 e a Caravaggio 3-1 il 1° novembre con il Siracusa) e un solo punto – a Monopoli 1-1 il 7 dicembre – nelle quattro uscite.
